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L’open source: tutto intorno a te

L’open source: tutto intorno a te

Siamo tutti utenti Linux. Ogni volta che facciamo una ricerca su Google, inviamo un tweet, postiamo una foto su Facebook, aggiorniamo il nostro blog WordPress, stiamo usando Linux. Se abbiamo un telefonino Android, anche in questo caso stiamo usando un sistema operativo open source. E’ probabile anche che il router wi-fi con cui ci colleghiamo ad Internet usi un micro-sistema Linux.

Non c’è solo il “pinguino” al centro della rivoluzione del software libero. Dicevamo di Facebook: ebbene, come ogni sito “dinamico” il social network più famoso del mondo usa un database per memorizzare i dati inviati dagli utenti e in base ad essi creare le pagine “al volo”. Il software di gestione dei database utilizzato da Facebook si chiama MySQL ed è open source. Probabilmente quello di FB è il database più grande del mondo. Anche questo sito, più modestamente, usa MySQL.
In sostanza, quasi tutto in quello che chiamiamo “web 2.0” è basato del tutto o in buona parte su software libero. Ma l’amore tra open source e Rete è molto più antico. L’antenato di Internet è Darpanet, una rete sviluppata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti usando il sistema operativo BSD dell’Università di Berkeley, California, una versione open source di Unix. I software che ancora oggi gestiscono i protocolli di rete sono in larga parte figli di quelli sviluppati allora.
Un altro pezzo fondamentale della storia di Internet è il Web, inventato negli anni 90 al Cern di Ginevra e successivamente sviluppato insieme ad Università e centri di ricerca negli Stati Uniti. Il server web più usato al mondo, Apache, è l’erede diretto di quei primi programmi.

La libertà tecnologica non si ferma ai programmi: basti pensare a Wikipedia, uno strumento di lavoro senza il quale milioni di noi si sentirebbero perduti e un piacere per chi ama la conoscenza. Oppure l’enorme magazzino culturale rappresentato dai contenuti “creative commons” (testi, immagini, musica, persino libri) che è facile reperire in Rete.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma quel che conta è capire che la rivoluzione informatica partita alla fine degli anni ’60 e arrivata ad essere la normalità quotidiana di miliardi di persone, non esisterebbe neppure senza il software libero. E non esisterebbe se la ricerca non fosse stata ampiamente finanziata da enti pubblici, proprio da quella spesa pubblica che i giornali ci presentano in continuazione come improduttiva.

La suggestione che però oggi vogliamo lanciare in apertura di questa nuova avventura è questa: quanto teniamo alla nostra libertà tecnologica? Siamo sicuri di tutelarla? E cosa accadrebbe se la perdessimo, insieme a tutti quegli strumenti che con essa sono nati? Gli Illuministi che ispirarono la Rivoluzione francese non si sono lasciati sfuggire l’importanza della conoscenza, fondando l’Encyclopédie. Se perdiamo la libertà di accesso al sapere, perdiamo ogni libertà.

Forse è il caso di rifletterci, e lo faremo nei prossimi giorni.

 

Altro su Guido Iodice

Guido Iodice ha ideato due quotidiani on-line (Aprileonline.info e Rossodisera.info), di cui è stato editorialista e corsivista. Si è occupato di politiche per l’innovazione tecnologica nell’Associazione NetWork-DS, per la quale ha prodotto il piano nazionale per la banda larga “Italiacavo”, che ha fatto parte del programma elettorale dei Democratici di Sinistra nel 2001. Come collaboratore parlamentare di Pietro Folena si è speso in particolare in iniziative legislative a favore del software libero/open source e per una revisione liberale del copyright. Ha collaborato con varie testate on-line e cartacee. Insieme a Daniela Palma ha fondato Keynes blog (www.keynesblog.com).

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